Ciclismo - Preparazione al Ciclismo

A cosa diavolo serve un cardiofrequenziometro?

Non è possibile!
Dopo 14 anni e 9 mesi di articoli, pubblicità, conferenze stampa e attività informative di ogni genere non siamo ancora riusciti a cavare un ragno da un buco nella spiegazione dell’uso del cardiofrequenziometro ai giornalisti italiani di fitness.
Nella quasi totalità i redazionali che trattano questo tema sono sbagliati o fuorvianti. Pensate che la rivista in rete cardio.it era nata proprio per combattere questa mala piega dell’informazione, facendo nome e cognome dei reprobi e citando le loro testate. Abbiamo dovuto desistere: sconfitti. Era come vuotare il mare col classico cucchiaino. E poi, diciamo la verità: noi dei giornalisti di fitness abbiamo bisogno. La loro penna è senz’altro più efficace della nostra nel lavoro di "divulgazione". Se non altro, noi saremmo molto più noiosi e meno letti. Loro sanno come rivolgersi al grande pubblico: noi, molto meno.
E allora, che fare?
Dobbiamo arrenderci definitivamente?
No di certo.
Continueremo a cercare di drizzare le gambe ai cani, ma diremo solo il peccato, e non il peccatore. Ritorniamo al titolo di questo numero: "A cosa diavolo serve un cardiofrequenziometro?". Distinguiamo: nello sport agonistico serve a due cose:

  1. alla valutazione funzionale dell’atleta

  2. a programmare e guidare allenamenti destinati al miglioramento delle prestazioni.

Nel fitness serve a tre cose:

  1. alla valutazione funzionale di chi comincia un programma di attività fisica

  2. a guidare e graduare l’aumento di quest’attività in base a variabili fisiologiche e non in base a variabili esterne

  3. a verificare periodicamente gli effetti dell’attività fisica stessa su salute e forma fisica.

Nello sport agonistico il cardiofrequenziometro è, a tutti gli effetti, uno strumento della medicina sportiva, e va usato sotto controllo medico e con i consigli del preparatore atletico.
Nel fitness possiamo arrangiarci da soli, senza dimenticare la visita periodica presso il nostro medico di base, e, se il nostro programma diventasse impegnativo, sia pur senza entrare nello sport agonistico, una visita specialistica presso il cardiologo.

A che cosa non serve il cardiofrequenziometro nel fitness?

NON SERVE A PROTEGGERCI DALL’INFARTO! NON SERVE A RENDERE PIU’ SICURO IL NOSTRO ALLENAMENTO!

Parliamoci chiaro: un’attività fisica che "alleni" il sistema cardiovascolare è sempre pericolosa per chiunque abbia una patologia cardiaca e non lo sappia. Ecco allora che la vera protezione, la vera sicurezza vengono sempre e soltanto dalla visita medica.
Guardate che su questo punto siamo parzialmente in disaccordo anche con la Polar, che secondo noi insiste un po’ troppo sul tema della "safety", e cioè della sicurezza. Esiste una sola applicazione in cui il cardiofrequenziometro svolge una chiara funzione "protettiva": si tratta dell’attività fisica terapeutica nella riabilitazione del cardiopatico.
Facciamo un esempio: dopo un infarto, superata la fase acuta, il cardiologo prescriverà al paziente di riprendere l’attività fisica con una programmata gradualità. Ecco allora che il cardiofrequenziometro può aiutare il paziente a restare sotto il "tetto" di frequenza prescrittogli dal cardiologo. In una fase successiva, in cui si accentua l’aspetto terapeutico dell’attività fisica, il cardiologo potrà prescrivere al paziente, a sua discrezione, allenamenti progressivi, in cui verranno via via innalzate sia la soglia superiore (limite di sicurezza), sia la soglia inferiore (limite allenante).
Come vedete si tratta di un campo applicativo molto importante ma ben definito e limitato. Allora la "sicurezza" non c’entra col fitness? Ma sì, che c’entra. Dobbiamo solo stare attenti a non farne un mito, e a non dimenticare che non è la sicurezza lo scopo principale dell’uso del cardiofrequenziometro.
Ammettiamo anche noi che nel momento stesso in cui ci guida a graduare nel tempo l’aumento dell’intensità dei nostri allenamenti, facendoci partire da livelli molto bassi, il cardiofrequenziometro ci aiuta ad eliminare i rischi di sforzi improvvisi e sproporzionati al nostro livello di forma e salute.
Sforzi sproporzionati che potrebbero comunque capitarci al di fuori dell’allenamento: per esempio nel correre verso un autobus che sta per partire. Tipico è il caso degli infarti che capitano alle persone anziane che cominciano a spalare la neve dopo una sporadica nevicata: elevato sforzo legato al gesto e vasocostrizione dovuta al freddo possono giocare scherzi molto brutti.
In qualche modo il cardiofrequenziometro può ridurre l’incidenza di insulti cardiaci proprio aiutando la gradualità nella programmazione dell’allenamento: può darsi che così facendo qualche problema cardiaco venga messo in evidenza prima che provochi guai seri.
Ma ripeteremo fino alla noia: non è questa la principale funzione del cardiofrequenziometro nel fitness. Una persona sana che ecceda nello sforzo viene bloccata dall’affaticamento, e non da un disturbo cardiovascolare.
E qui sta il punto: troppe persone si sopravvalutano e iniziano un programma di attività fisica senza graduazione e a livelli troppo alti. Il risultato è un insieme di sgradevole sofferenza durante l’attività e di successiva sensazione di affaticamento (con conseguenze nel lavoro e nella vita di relazione).
Chi fa questi errori di solito smette di correre, o di andare in piscina o in palestra, o di fare ciclismo, e così via. Insomma, il soggetto ritorna sedentario, condannandosi a diversi anni di vita in meno e a molti anni di vita spiacevole in più.
Ecco la vera "safety" che ci può venire dall’uso del cardiofrequenziometro: non dimentichiamolo! Senza contare che un’efficiente "progressione" nella nostra attività fisica può portarci gradualmente e piacevolmente verso quella terra di nessuno che sta al confine tra allenamento salutistico e allenamento agonistico: starà allora a noi decidere se procedere verso "la competizione", magari nella categoria seniores!

Veniamo dunque agli ultimi redazionali che abbiamo letto sui cardiofrequenziometri, e cerchiamo di farne un breve, costruttivo commento.

1) Il cardiofrequenzimetro rivela elettronicamente la frequenza cardiaca durante l’attività fisica e consente quindi di trovare il giusto equilibrio e praticare l’esercizio fisico in maniera efficace e sicura, senza sottoporre il cuore a sollecitazione eccessive.

Redazionale non scorretto, ma tutto sbilanciato sulla sicurezza: non si parla di valutazione del soggetto, di gradualità d’allenamento, di controllo dei risultati. Si parla di sollecitazioni eccessive, ma nulla si dice del contrario, e cioè delle sollecitazioni troppo blande per essere allenanti. L’immagine per l’utilizzatore è quella di un triste strumento di controllo.

 

2) Più sicurezza.

Il battito cardiaco è un segnale prezioso per valutare le proprie condizioni fisiche. Una persona in condizioni normali, per esempio, ha una frequenza di 60/90 pulsazioni al minuto, che arrivano a 210/240 sotto sforzo. Diversi i valori cardiaci di un atleta professionista: il suo cuore riesce, infatti, a lavorare a ritmi meno elevati anche sotto sforzo. E’ solo una questione di allenamento che va però tenuta sempre sott’occhio. E che non è più un problema da quando sono disponibili in tutti i negozi d’articoli sportivi speciali apparecchi chiamati cardiofrequenzimetri.

In questo caso lo sbilanciamento sulla sicurezza comincia addirittura dal titolo del redazionale. Buono, e non frequente, il riferimento alla "valutazione" del soggetto, ma errata l’indicazione delle frequenze: a 210/240 non ci si arriva mai, perché questi valori sono al di là della nostra frequenza cardiaca massima (non intendiamo aprire qui il capitolo delle fibrillazioni). Comunque è ancora lo "spirito" del testo che relega il cardiofrequenziometro in un angolo buio e non attraente. Notate: "…che va però tenuta sempre sott’occhio". Per farne cosa? Per evitare il solito infarto?

 

3) La frequenza al polso

Una linea di cardiofrequenzimetri per l’impiego sportivo è stata realizzata dalla Polar, ditta svedese dedicata alla produzione di strumenti per la monitorizzazione della frequenza cardiaca. La linea include quattro modelli da polso, analoghi ad un comune orologio, collegati con un trasmettitore toracico fissato con una cintura e contenente sul lato interno due elettrodi che consentono di raccogliere gli impulsi elettrici cardiaci.

La linea descritta e fotografata è quella per il fitness, non quella per l’impiego sportivo. La Polar è finlandese, non svedese. Forse valeva la pena indicare che il "collegamento" avviene per via telemetrica, e cioè senza fili, consentendo ogni gesto atletico, e che la cintura è del tipo "toracico". Corrette le altre informazioni. Non si parla dell’uso dello strumento, e quindi nessun commento possiamo fare a questo proposito.

 

4) La frequenza cardiaca a riposo è di 60/80 battiti al minuto. Quando si pratica attività fisica cresce anche fino a 210-240 battiti al minuto. Per misurare le pulsazioni cardiache sotto sforzo. Utile per sportivi e cardiopatici. E’ il cardiofrequenzimetro.

E’ il secondo redazionale che troviamo con l’indicazione di una frequenza di 210/240 battiti al minuto durante l’attività fisica. Cominciamo ad avere il sospetto di aver sbagliato qualcosa nella cartella stampa: controlleremo. Se è così, ci scusiamo. Si noti che le categorie di potenziali utenti vengono individuate negli sportivi e nei cardiopatici, e cioè in coloro a cui il redazionale non serve, perché lo strumento viene loro prescritto dal medico (medico sportivo o cardiologo). Nulla si dice della principale categoria di utenti: i comuni mortali che fanno attività fisica per star bene.

 

5) Perché il muscolo cardiaco stia in buona salute, la frequenza cardiaca non deve superare i limiti considerati a rischio, e che sono diversi a seconda dell’età. Calcolarli è semplice: basta sottrarre a 220 i propri anni.

L’equivoco persiste: perché il muscolo cardiaco stia in buona salute non basta affatto che la frequenza cardiaca non superi i limiti considerati a rischio. Se fosse così i sedentari scoppierebbero di salute, e invece sono i più acciaccati. Per stare in buona salute il muscolo cardiaco deve fare un’intensa attività fisica, ben programmata. Inoltre sottraendo i nostri anni da 220, non troviamo il limite di rischio, ma la nostra frequenza cardiaca massima teorica. Cioè quella frequenza che, se coincidente con quella reale, non riusciremo a superare neanche salendo di corsa il Monte Bianco, perché, per definizione, è…la massima!

 

Cari lettori di cardio.it, sapete quanti erano gli ultimi redazionali ricevuti, tra i quali abbiamo scelto i cinque che abbiamo commentato?
Non lo immaginate?

Erano cinque.

Questo vuol dire che la percentuale di redazionali inesatti e fuorvianti è del 100%.
E qui crediamo che non ci sia bisogno di commenti. Dobbiamo però ringraziare, e sinceramente, i giornalisti che si occupano di quest'affascinante argomento. Il loro lavoro è sempre preferibile allo strano silenzio di tanti loro colleghi. E sia pur tra inesattezze e omissioni, essi diventano il nostro interlocutore, in un dialogo che porterà presto il nostro paese ad una diffusione di queste tecnologie simile a quella che già esiste negli altri paesi europei.
A tutto vantaggio della nostra salute, della nostra voglia di vivere e della spesa sanitaria nazionale

tratto da www.cardio.it
malaguti@cardio.it ; emiliano@cardio.it ; mm@cardio.it
17/03/98

vedi:


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