Ciclismo - Preparazione al Ciclismo

Lo Sport del Ciclismo

Specialità

zoom1.jpg (10515 bytes)Le corse possono svolgersi su strada, su pista o su percorsi accidentati di campagna (ciclocross). Le attività agonistiche su strada si suddividono in gare in linea, a tappe e a cronometro. Le gare in linea, in cui i partecipanti partono in gruppo, si concludono con l'arrivo al traguardo dei ciclisti che hanno coperto il percorso o, nel caso di corse in circuito, più volte lo stesso percorso. In generale la distanza massima da percorrere in una corsa in linea va dai 150 chilometri, per i dilettanti, ai 240 chilometri, per i professionisti. Le gare a tappe si svolgono nel corso di più giornate successive su un percorso totale che arriva, per i grandi giri nazionali, a superare i 4000 chilometri; il tempo impiegato da ciascun concorrente nelle singole frazioni viene sommato di giorno in giorno fino a costituire la classifica generale che alla fine della manifestazione proclamerà vincitore chi ha impiegato il minor tempo per coprire il chilometraggio complessivo. Alcune tappe possono essere a cronometro: i ciclisti, che non partono in gruppo ma scaglionati a intervalli di qualche minuto, sono impegnati in una gara contro il tempo. Le corse a cronometro, perlopiù individuali, ma talvolta anche a squadre, possono svolgersi su un percorso pianeggiante, oppure in salita; in tal caso, vengono definite "cronoscalate".

r1.gif (14552 bytes)Le gare su pista si disputano all'interno di un'apposita struttura, detta velodromo, che può essere scoperta o coperta. Le principali specialità in cui i ciclisti – individualmente, a coppie o a squadre – si misurano sono la velocità, l'inseguimento e il mezzofondo al seguito di "allenatori meccanici". Le gare di velocità si svolgono tra due o più corridori sulla distanza di mille metri; viene rilevato il tempo impiegato per percorrere gli ultimi duecento metri. Mentre nella velocità i ciclisti partono dallo stesso punto della pista, nell'inseguimento, alla partenza, i due concorrenti si trovano sui lati rettilinei opposti dell'ovale; il vincitore è quello che al termine della gara ha guadagnato terreno sull'avversario, o che lo ha raggiunto durante la corsa. La distanza nelle gare a inseguimento è di norma di cinque chilometri per i professionisti e di quattro per i dilettanti. Cento chilometri (o un'ora di durata) è invece la misura per il mezzofondo dietro motori: l'"allenatore meccanico" è uno speciale mezzo a motore che precede il ciclista e che, tagliando l'aria, gli permette di raggiungere velocità molto elevate.

r2.gif (14993 bytes)Tra le competizioni che si svolgono in pista esistono inoltre le gare a cronometro, le corse a punti, le gare di velocità in tandem. Tutte queste specialità sono comprese nelle "sei giorni", manifestazioni in cui gli atleti partecipano in coppia, alternandosi nelle varie prove su un arco di tempo di appunto sei giorni. Su pista si svolgono anche i tentativi di migliorare il record dell'ora, in cui viene misurato il percorso che il ciclista riesce a coprire in sessanta minuti.

Oltre che su strada e su pista, si tengono gare ciclistiche anche fuori strada. Il ciclocross, o corsa ciclocampestre, si svolge, prevalentemente in inverno, su un percorso di circa venticinque chilometri su terreno di campagna reso difficile dalla presenza di ostacoli naturali e artificiali. Altre specialità fuori strada che si vanno affermando negli ultimi anni sono quelle che si praticano con le mountain bike e con le BMX: prove di velocità, di discesa, di regolarità, a cronometro e combinate.

Ogni specialità ciclistica adotta un tipo diverso di bicicletta: dai leggerissimi telai in alluminio e fibra di carbonio, per la corsa su strada e su pista, a quelle molto robuste dotate di speciali copertoni e sospensioni per le prove di mountain bike. Mentre la bicicletta da ciclocross è, a parte le forcelle rinforzate, essenzialmente simile a quella da strada, più consistenti sono le differenze tra quest'ultima e la bicicletta da pista, che non possiede il meccanismo della ruota libera (il dispositivo che permette alla ruota di continuare la sua rotazione anche quando i pedali sono fermi o girano all'indietro) e non è dotato né di cambio né di freni. In tutte le specialità, tranne che per i professionisti su strada, è obbligatorio l'uso del casco.

Storia

r3.gif (13313 bytes)Il primo prototipo di bicicletta, il celerifero, fu presentato al Palais Royal nel 1791, ma per vedere la realizzazione della prima "vera" bicicletta occorre attendere l'invenzione del velocipede, progettato e costruito nel 1861 dai francesi Pierre ed Ernest Michaud. La prima gara, su 1200 metri, si disputò nel parco di Saint Cloud a Parigi, nel 1868, e il vincitore fu un inglese, James Moore. In questo periodo si cominciarono a disputare in Francia le prime corse su strada; l'Italia accolse ben presto il nuovo sport: nel 1870 si svolse la prima gara importante, la Firenze-Pistoia, di 33 km, vinta dallo statunitense Rynner van Hestet, e nello stesso anno si disputò il circuito dei bastioni milanesi (11 km) vinto da Giuseppe Pasta in 37 minuti.

Tra la fine del secolo e i primi anni del seguente gli appassionati del nuovo mezzo cominciarono in tutta Europa a fondare circoli e associazioni, organizzando manifestazioni e gare che hanno resistito per decenni diventando dei classici di questo sport. Già nella prima Olimpiade moderna (Atene 1896) la bicicletta era presente con varie specialità (le gare femminili dovettero aspettare quasi un secolo; furono introdotte solo nel 1984). Nacquero a partire da questo periodo alcune delle corse su strada più rinomate: tra le gare a tappe il Tour de France (1903), il Giro di Lombardia (1905), il Giro d'Italia (1909, organizzato dalla "Gazzetta dello Sport"), il Giro delle Fiandre (1913), il Giro di Spagna (1935); tra le gare in linea la Liegi-Bastogne-Liegi (1892, la più antica delle "classiche" ancora oggi disputate), la Parigi-Roubaix e la Parigi-Tours (1896), la Milano-Sanremo (1907) e, più in là negli anni, la Freccia Vallone (1936). Del 1927 è la prima edizione del campionato del mondo su strada.

v6.gif (32679 bytes)Nel volgere di pochi decenni, la bicicletta si era trasformata da passatempo aristocratico e vagamente stravagante in mezzo di trasporto di massa, in Italia non meno che nel resto d'Europa; la stessa sorte aveva seguito il ciclismo sportivo, specie quello su strada, che ormai poteva contendere al calcio il primato della popolarità. I campioni del ciclismo erano eroi popolari, veri e propri miti delle due ruote, e tali sono rimasti alcuni nel ricordo. Se personaggi come Ottavio Bottecchia, Costante Girardengo, Alfredo Binda e Learco Guerra riportano agli anni Venti e Trenta, anni eroici del ciclismo, nomi come Gino Bartali, Fausto Coppi, Fiorenzo Magni, Hugo Koblet, Louison Bobet e Charlie Gaul evocano terribili salite e fughe solitarie, tubolari di ricambio a tracolla e gesti nobili sulle polverose strade d'Italia e d'Europa che, uscite dalla catastrofe della seconda guerra mondiale, si andavano faticosamente ricostruendo. La radio e il bianco e nero dei cinegiornali (e in seguito della televisione) diffondevano le imprese leggendarie di questi campioni: il pubblico si divideva in accesi e irriducibili schieramenti (esemplare in Italia la rivalità tra "coppiani" e "bartaliani"), ma i valori messi in gioco erano chiari, comuni, comprensibili e accessibili: la tenacia, l'impegno, il rispetto e il lavoro di squadra. Nel ciclismo, infatti, al di là delle mitologie personali dei singoli assi, fondamentale è il lavoro della squadra, dal capitano al più umile gregario, che contribuisce collettivamente al risultato, che si tratti della maglia rosa del Giro o di quella gialla del Tour. r4.gif (13312 bytes)E sono valori che questo sport ha sostanzialmente conservato nei decenni, nonostante la crescente professionalizzazione degli atleti, sottoposti a sempre più rigorosi programmi di preparazione fisica e mentale, e le innovazioni tecniche che hanno trasformato le biciclette in avveniristici strumenti di precisione; e benché la sfrenata commercializzazione del settore e i sempre più diffusi episodi di doping stiano negli ultimi anni gettando oscure ombre sulla integrità morale di questo sport. La macchina organizzativa del ciclismo ogni anno richiama sulle strade, soprattutto europee, un esercito pittoresco, una "carovana" di ciclisti, pubblico, giudici, allenatori, tecnici, giornalisti, telecronisti, venditori, pubblicitari.

Si possono ricordare alcuni dei nomi che in tempi più recenti hanno fatto la storia del ciclismo: i belgi Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck; i francesi Jacques Anquetil, Laurent Fignon e Bernard Hinault; l'irlandese Stephen Roche e lo statunitense Greg Lemond; lo spagnolo Miguel Indurain; e gli italiani Felice Gimondi, Francesco Moser, Giuseppe Saronni, Gianni Bugno, Claudio Chiappucci e Marco Pantani, per le corse su strada; Antonio Maspes e Sante Gaiardoni per le specialità su pista. Maria Canins è stata una delle migliori cicliste italiane.

Nel nostro paese, l'attività ciclistica è rappresentata e organizzata dalla FCI (Federazione Ciclistica Italiana) mentre la federazione mondiale, creata nel 1900, è l'UCI (Union Ciclyste International).

I vari tipi di gare: generalità

Le gare ciclistiche possono essere disputate con classifica individuale o a squadre; nelle gare individuali, tuttavia, i corridori, a eccezione degli isolati, fanno parte di squadre i cui componenti collaborano per propiziare il miglior piazzamento del più forte, in genere il capitano. Nel c. alcune federazioni nazionali, tra le quali l'italiana, adottano dal 1899 una rigida distinzione tra dilettanti e professionisti e tra le gare a essi riservate. I ciclisti dilettanti sono classificati come allievi quando non hanno superato i 18 anni, dilettanti junior se hanno superato i 18 anni, dilettanti senior se hanno superato i 24. Le gare ciclistiche si distinguono in gare disputate su strade normalmente destinate al traffico (c. su strada), in velodromi (c. su pista) e su percorsi di campagna (ciclocross o ciclo campestre).

 r5.gif (14339 bytes)C. su strada, comprende gare in linea, a tappe, a cronometro, su circuito . Le gare si effettuano con qualsiasi tempo purché i concorrenti presentatisi alla partenza non siano meno di 10; per le gare con percorso tra 150 e 250 km deve essere predisposto un servizio di rifornimento, due per le gare più lunghe . Lungo il percorso sono disposti uno o più posti di controllo, contrassegnati da uno striscione di tela verde; il traguardo di arrivo è segnalato da uno striscione bianco. L'arrivo su strada deve avvenire su un rettilineo di almeno 300 m e largo 8 m; l'arrivo su pista è consentito solo se la pista misura più di 300 m e ha ingresso agevole e curve sufficientemente ampie; il tempo di ciascun corridore viene in genere registrato all'entrata in pista, ma i corridori devono passare due volte sulla linea di traguardo. Le corse in linea sono quelle in cui tutti i corridori partono da una stessa linea; vince il corridore che giunge primo al traguardo. Generalmente le corse in linea sono di 150-180 km per i dilettanti, di 250-280 km per i professionisti. Le corse a tappe sono gare su distanze molto lunghe (anche oltre 4000 km), suddivise in frazioni (tappe) da disputarsi in giorni successivi. Nelle corse a tappe sono previste due classifiche: una parziale, compilata per ogni tappa, e una generale, costituita dalla somma dei tempi impiegati nelle singole tappe; in talune corse si usa premiare il vincitore (o anche il secondo e il terzo classificato) di tappa con abbuoni di tempo (naturalmente differenziati), in genere da 10 a 20 secondi; talora vengono assegnati abbuoni anche a chi transita per primo sotto traguardi parziali. Sono previste anche particolari classifiche a punti (per premiare il miglior scalatore, il corridore che ha riportato più vittorie in volata su traguardi intermedi, ecc.). Alcune tappe sono disputate a cronometro o su circuito oppure, talvolta, dietro allenatori meccanici. Le corse a cronometro sono quelle in cui i corridori partono dalla stessa linea ma isolatamente, a intervalli in genere di 1-2 minuti; la lunghezza di tali gare è sempre inferiore a 100 km e può svolgersi in piano, su percorsi misti e in salita (cronoscalata); possono essere effettuate anche a squadre di 2 o più corridori: in tal caso la distanza arriva a 100 km e il tempo viene calcolato sull'ultimo componente della squadra giunto al traguardo (in genere nelle prove a squadra per stilare la classifica non è necessario che arrivino tutti i componenti di ciascuna squadra schierati alla partenza: così, p. es. nella 4´100 km dei giochi olimpici e dei campionati mondiali, cui partecipano squadre di quattro elementi, a determinare il tempo della squadra è l'arrivo del terzo elemento). Le corse su circuito si svolgono su percorso stradale ad anello inferiore a 5 km da compiersi più volte con un minimo di 50 km per i dilettanti e di 100 km per i professionisti. § C. su pista, comprende gare di velocità, di tandem, a inseguimento (individuale e a squadre), di mezzofondo dietro motori (stayers), a cronometro su 1 km (con partenza da fermo o lanciati), a eliminazione, all'americana, individuale, a traguardi; comprende anche le “sei giorni” e i primati. Le gare si disputano in velodromo o in stadi con pista ciclistica e dotati delle necessarie attrezzature . r6.gif (18907 bytes)Durante le prove i corridori non possono superarsi all'interno, a meno che l'altro concorrente non scatti verso l'esterno; non devono staccare le mani dal manubrio, salvo per segnalare un incidente meccanico; devono mantenere la propria linea di marcia e possono portarsi su quella dell'avversario solo dopo averlo superato di due volte la lunghezza della bicicletta; non possono prendere alcun punto d'appoggio oltre quelli offerti dalla propria bicicletta; non possono retrocedere. Le biciclette per le gare sono a ruota fissa, senza freni e senza dadi a farfalla sui mozzi delle ruote. Le gare di velocità si disputano tra due o tre concorrenti in due prove con eventuale bella, su due giri di pista (tre quando misuri meno di 333,33 m); viene estratto a sorte il concorrente che deve condurre in testa il primo giro durante il quale non può fermarsi in surplace, cosa che gli è invece consentita, per tentare di far passare avanti l'avversario e poterne sfruttare la scia, durante il secondo giro. Il tempo viene rilevato sugli ultimi 200 m. Generalmente le gare si articolano su successive eliminazioni dirette (batterie, ottavi, quarti, semifinali, finale) con eventuali recuperi (repêchages), mediante altre prove eliminatorie, di concorrenti battuti. Con le stesse modalità, e sulla distanza di 1 km, si svolgono gare di velocità per tandem. Le gare a inseguimento sono disputate su 5 km (4 per i dilettanti); i concorrenti partono dal punto centrale degli opposti rettilinei al colpo di pistola del direttore di gara e tentano di guadagnare terreno sull'avversario; vince chi, al termine della distanza fissata, ha ridotto il distacco dall'avversario; la gara viene interrotta quando un corridore raggiunge l'altro. Oltre che individuali, le gare a inseguimento possono essere a squadre di due corridori (quattro se dilettanti); se alla gara partecipano individualmente tre o quattro concorrenti, questa prende il nome di australiana. Le gare di mezzofondo dietro motori (stayers) si svolgono generalmente per un'ora o su 100 km; ogni corridore deve gareggiare rimanendo nella scia di una motocicletta (allenatore), munita di un rullo fissato alla ruota posteriore, per sfruttarne al massimo il risucchio d'aria. La gara di 1 km a cronometro consiste in una prova di velocità individuale in cui ciascun concorrente viene cronometrato sulla distanza di 1000 m; la partenza avviene da fermo o dopo due o tre giri di avvio (partenza lanciata). La gara a eliminazione comprende una serie di volate su traguardi fissati ogni 2-3 giri, a ciascuno dei quali viene eliminato l'ultimo classificato: gli ultimi due concorrenti rimasti si disputano la vittoria sul traguardo finale. La gara all'americana si disputa a squadre composte di coppie di concorrenti che si alternano in corsa ogni 2-3 giri. Il corridore momentaneamente fuori corsa pedala lentamente lungo il bordo interno della pista in attesa di dare il cambio al compagno di coppia. I singoli concorrenti contribuiscono al punteggio della coppia con i punti guadagnati nelle volate per i traguardi posti a ogni dato numero di giri. Il medesimo computo a punti regola la gara individuale a traguardi. La sei giorni è, in pratica, una gara all'americana in cui le coppie gareggiano per sei giorni consecutivi con due periodi di riposo giornalieri; la classifica viene compilata sulla base del numero di giri compiuto dalle coppie e, in caso di parità, sulla base dei punteggi conseguiti sui traguardi. Tuttavia non esiste un regolamento fisso e ciascuna sei giorni adotta una propria formula. In pista si svolgono anche i tentativi individuali per primati di velocità su numerose distanze (5, 10, 15 km, ecc.) nonché per il più prestigioso di tutti, il primato dell'ora, che consiste nel percorrere, con partenza da fermo, la maggiore distanza possibile in un'ora di corsa . v3.gif (5936 bytes)Attualmente l'U.C.I. distingue i primati in due tabelle a seconda che le prove vengano effettuate in impianti al livello del mare (in realtà fino a 600 m di quota) o in altura (al di sopra dei 600 m). Oltre al c. maschile, un certo sviluppo ha anche quello femminile, specie su pista, grazie alla sua inclusione nel programma dei giochi olimpici: annualmente si disputano anche campionati mondiali (corsa su strada, cronometro a squadre; su pista: velocità, inseguimenti, a punti); sono ufficialmente riconosciuti alcuni primati su pista (5, 10, 20 km, ecc.) e il record dell'ora, attualmente detenuto dalla francese Jeannie Longo con 43,588 km (Milano, 1986) e 46,353 km (Città di Messico, 1989). Il ciclocross* prevede gare, disputate generalmente nei mesi invernali, su percorsi di campagna con classifica sempre a tempo. Cenni storiciIl c. è uno sport nato e diffuso eminentemente in Europa . Le prime gare ciclistiche furono disputate tra draisine intorno al 1820 e allineavano mezzi estremamente rudimentali dando luogo più a manifestazioni folcloristiche che a competizioni sportive. La prima corsa ciclistica ufficiale fu il Grand Prix d'Amiens che si svolse, tra bicicli, nel 1865: la vinse il savoiardo J. Cavigneaux. Seguirono, a partire dall'anno successivo, sempre più numerose, in Francia, le corse di bicicli, anche se spesso come manifestazioni di contorno e con numeri d'attrazione, come le gare di acrobazia. La prima delle corse classiche del c. si disputò, ancora con bicicli, nel 1869: fu la Parigi-Rouen, vinta dall'inglese James Moore. Allo stesso anno risalgono le prime corse in Germania, in Gran Bretagna e in Italia, dove, a Padova, fu organizzata una corsa su pista come finale di una riunione ippica e, a Udine, si corse sulla distanza di 2 km; nel 1870 fu disputata la Firenze-Pistoia, prima gara su strada (33 km), vinta dallo statunitense Rynner Van Heste, e venne costituito il Veloce Club Milano. Questo organizzò un “campionato italiano”, lungo i “bastioni” di Milano, per complessivi 11 km: vinse Giuseppe Pasta alla media di 17,832 km. Seguirono la Milano-Novara (1872) e la Milano-Piacenza (1873), vinte dal milanese Giuseppe Bagatti Valsecchi. Nel 1876 si disputò la prima classica italiana, la Milano-Torino, vinta da Luigi Magretti su altri 13 concorrenti, a una media inferiore ai 13 km/h. Intanto, verso la fine degli anni Ottanta, si affermò la bicicletta, facendo rapidamente scomparire i bicicli e favorendo la diversificazione delle specialità. Carlo Braida, nel 1888, stabilì e ritoccò i primati del chilometro, del miglio e dei 10 km; nel 1891 si disputarono i primi campionati italiani, con le specialità su pista e su strada, vinte ambedue da Antonio Robecchi. Nel 1893, durante un campionato mondiale indetto a Chicago, lo statunitense Arthur Zimmermann conquistò i titoli di velocità sul miglio e di mezzofondo sui 10 km, mentre il sudafricano Laurens Meintijes prevalse nel fondo di 100 km; sempre nel 1893, il francese Henri Desgrange stabilì il primo primato dell'ora (35,325 km). Contemporaneamente iniziarono corse su strada con tappe sempre più lunghe: nel 1894 la Parigi-Brest-Parigi (vinta dal francese Charles Terrant) e la Bordeaux-Parigi (vinta dall'inglese Donald Mills); nel 1896 si corsero per la prima volta la Bordeaux-Parigi-Tours e la Parigi-Roubaix mentre, ripristinate le Olimpiadi, il c. vi fu ammesso con sei specialità. Nel frattempo l'organizzazione sportiva del c. prese consistenza con la costituzione delle prime federazioni nazionali. In Italia, il 6 dicembre 1885 fu costituita a Pavia l'Unione Velocipedistica Italiana (U.V.I.) la cui denominazione fu mutata, nel 1964, in Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.). Nel 1892 fu costituita l'International Cyclist Association (I.C.A.), trasformatasi nel 1900 in Union Cyclist International (U.C.I.) con compiti e strutture di massimo organo direttivo del c. mondiale. Nel 1903 si corse la più appassionante delle competizioni su strada, il Tour de France, gara internazionale a tappe; nel 1906 fu ripresa la Parigi-Bruxelles (la prima edizione, nel 1893, fu la prima corsa a varcare i confini statali); nel 1908 furono istituiti la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro del Belgio; nel 1911 il Giro della Catalogna e nel 1913 il Giro delle Fiandre. Numerose anche in Italia le nuove gare, a molte delle quali arriderà notevole fortuna: nel 1903, la Milano-Torino (ripresa dopo il 1876); nel 1905, il Giro di Lombardia; nel 1906 il Giro del Piemonte e la Milano-Modena; nel 1907, la Milano-Sanremo, il Giro del Veneto, il Giro dell'Emilia; nel 1909 il Giro d'Italia; nel 1910 il Giro di Romagna; nel 1911 il Giro della Campania. La I guerra mondiale rallentò, senza interromperla, l'attività ciclistica europea che riprese in pieno nel 1919. Nuove corse, poi famose, si aggiunsero a quelle già affermate: la Tre Valli Varesine e la Coppa Bernocchi nel 1919; il Giro della Provincia di Reggio di Calabria nel 1920; il Giro di Toscana nel 1923; il Giro del Lazio, il Giro dell'Appennino (divenuto in seguito Circuito dell'Appennino) e la Parigi-Nizza nel 1933; il Giro di Spagna nel 1935; la Freccia Vallone nel 1936. Dal 1921 per i dilettanti e dal 1927 per i professionisti si disputò annualmente il Campionato del mondo su strada. Durante la II guerra mondiale fu organizzata una nuova corsa nella neutrale Svizzera: il Giro dei Quattro Cantoni (1944). Nel dopoguerra seguirono: il Gran Premio delle Nazioni di Parigi (a cronometro) nel 1945; il Gran Premio dell'Industria e Commercio a Prato nel 1946; la Sassari-Cagliari nel 1948; il Trofeo Baracchi (a cronometro a coppie) a Bergamo e il Giro del Ticino nel 1949; il Gran Premio Campari di Lugano (a cronometro) nel 1950; il Giro di Sardegna nel 1958. Le corse ricordate, comprese quelle affermatesi fin dai primordi del c., compongono attualmente il calendario della stagione ciclistica internazionale.

Mountain bike: Disciplina sportiva che si pratica percorrendo strade di montagna su una speciale bicicletta, chiamata appunto mountain bike. Sport inserito nel programma olimpico nel 1996 alle Olimpiadi di Atlanta, nacque nel 1972 in California quando un gruppo di persone discese in bicicletta dalla cima del monte Tamalpais nella contea di Marvin.

Bibliografia

R. Negri, Ciclismo nel mondo, Milano, 1955; A. Congiu, Enciclopedia del ciclismo, Milano, 1957; M. De Angelis, Il ciclismo, Roma, 1960; G. Giardini, Andare in bicicletta, Milano, 1961; V. Varale, Avventure su due ruote, Roma, 1964; G. Costa, Correre in bicicletta, Milano, 1970; R. Perego, In bicicletta, Milano, 1988.

Foto tratte dall'Enciclopedia Rizzoli 98 della Rizzoli New Media
e da Enciclopedia Encarta 98 di Microsoft Corporation


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