Ciclismo - Preparazione al Ciclismo

Ciclopiste, immagine & megabike
di Gian Marino Martinaglia

Un simpatico turista di Monaco mi ferma per strada chiedendomi informazioni per fare un bel giro col suo bike. Nell'albergo, dove peraltro noleggiano rampichini, non ha trovato nulla, si stupisce che nemmeno il proprietario del fornito negozio di biciclette non abbia saputo aiutarlo. Con me cade bene e combiniamo un appuntamento per andare ad inventarci insieme uno dei miei itinerari che non stanno su nessuna cartina: quelli "typisch" che cerca il mio amico. 

Al bar una ragazza parla con delusione di una sua pedalata sulla ciclopista lungo il Vedeggio. Ha ragione, il percorso in gran parte sterrato non è certo l'ideale per la bici da corsa. E di percorsi malconci, rigorosamente "segnalati", ce ne sono parecchi. 

Cos'è allora tutta questa profusione di pubblicità per le ciclopiste? Perché tanta enfasi per qualche tratto che in definitiva ricalca stradine già esistenti, pur aggiungendo qualche correzione e a volte un po' d'asfalto? 

L'idea del bel Ticino ciclabile si rivela soprattutto una cura d'immagine che rischia di essere poi nemmeno così efficace, visto il risultato con l'amico bavarese, e anzi alla lunga può rivelarsi persino un bidone. 

Faticano i tubolari a rotolare su questi 3,7 milioni spesi in Ticino. Gioverebbe agire con più modestia, a scapito di appalti troppo onerosi come il nuovo sentiero al San Lucio, distribuendo in modo più capillare gli sforzi ma piuttosto creando presso le varie istanze quell'attenzione e sensibilità generale verso chi usa la bicicletta che fa difetto. 

Sono sempre più frequenti i restringimenti di carreggiata e le rotonde in punti di passaggio obbligati, dove pure esistono corsie ciclabili che vengono malamente interrotte. Le corsie ciclabili sono il ricettacolo di vetri e detriti, il fondo stradale è sconnesso e solcato di tombini mai al livello giusto. A mio avviso i fondi andrebbero impiegati per misure generali ed estese a favore dei ciclisti su tutte le strade. L'impressione che si ricava, anche presso "addetti ai lavori", è che si voglia invece ghettizzare la bicicletta, coltivando nel contempo un look pagante per i politici di turno ma immeritato nella sostanza. La bici continua ad essere un anello debole che bisogna insegnare a rispettare e con cui convivere. Chi usa l'auto dovrebbe salire sulle due ruote per toccare con mano l'intolleranza, facilmente rivoltata contro il temerario ciclista che crea pericoli a ogni dove. Ma nemmeno in un tranquillo sito come il Castelgrande ho avuto il piacere di veder sopportata la presenza della mia bici, infatti mentre sedevo al ristorante un impiegato l'ha fatta sparire perché "disturbava". Per carità non esagerate con la promozione turistica da cyberfolk come ci canta Davide Van de Sfroos.

 

 

di Gian Marino Martinaglia
e-mail: gianmarino@freesurf.ch
url: http://utenti.tripod.it/gianmarino/ 

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