Ciclismo - Preparazione al Ciclismo





Il problema del doping nel Ciclismo
della dr.ssa Marina Gerin

Purtroppo nel mondo del ciclismo il termine 'doping '- usato in origine per designare le sostanze eccitanti somministrate ai cavalli da corsa - viene pronunciato assai di frequente, sin dai tempi di Fausto Coppi.

Secondo il Comitato Olimpico Internazionale (1993), si considera doping l' uso o la somministrazione di sostanze estranee all' organismo, o di sostanze fisiologiche assunte in quantità anormale da soggetti in buona salute, allo scopo di ottenere un incremento artificiale della performance.

Gli steroidi androgeni - anabolizzanti vengono utilizzati da alcuni atleti - in genere sono sportivi di competizioni che richiedono potenza muscolare, forza fisica, massa corporea e velocità - per migliorare le loro prestazioni oppure per lenire il dolore che talvolta insorge a causa di un allenamento intenso ed impegnativo.

Secondo Anshel, citato da un documento dell' International Society of Sport Psychology (1993), esistono tre possibili categorie di motivazioni che inducono gli atleti all' uso degli steroidi :

Alcuni studi effettuati in merito descrivono gli aspetti positivi e quelli negativi derivanti dall' uso degli steroidi.

Tra gli effetti positivi annoveriamo : un incremento della fiducia in sé stessi, un' elevazione dell' attivazione, una maggior resistenza agli sforzi fisici, nonché una maggiore vigilanza mentale, uno stato d' animo positivo e la riduzione della sensazione di fatica.

Tra gli effetti negativi, sia dal punto di vista fisico che di quello psicologico, citiamo : un aumento dell' aggressività e dell' irritabilità, insonnia, diminuzione della libido, aumento dell' ostilità e pensieri paranoici.

E' necessario aggiungere che, secondo alcune indagini, l' uso degli steroidi anabolizzanti può portare all' assuefazione in alcuni atleti e alla dipendenza psicologica in altri soggetti ; chiaramente da questi dati emerge la considerazione che l' uso e l' abuso di queste sostanze sono potenzialmente pericolosi sia per il soggetto che ne usufruisce che per chi gli sta accanto.

Bisogna comunque precisare che l' accostamento tra la realtà sportiva e quella di chi fa un uso sistematico di sostanze stupefacenti é spesso improponibile, anche se non impossibile.

Con ciò si intende mettere in risalto la differente modalità d' uso delle sostanze in questione da parte dello sportivo e del tossico - dipendente : innanzitutto si tratta di sostanze diverse dal punto di vista chimico (eroina, cocaina e così via per quanto riguarda il tossico - dipendente, amfetamine e preparati ormonali per alcuni sportivi) e poi le finalità per cui esse vengono utilizzate sono diametralmente opposte.

Infatti lo sportivo intende potenziare la sua prestazione atletica e migliorare la funzionalità del suo corpo ; la sostanza che viene somministrata é molto spesso un mezzo - certamente inadeguato - per valorizzare sé stessi e raggiungere il fine ultimo della vittoria agonistica.

Esistono comunque delle situazioni e delle condizioni psicologiche che possono creare nell' atleta uno stato di crescente disagio e predisporlo all' assunzione, ad esempio, di sostanze stimolanti.

Quando un atleta entra in uno stato depressivo - e questo può accadere alla fine della carriera, o quando le aspettative di raggiungere dei risultati soddisfacenti continuano a non venire soddisfatte, oppure dopo un lungo periodo di riposo forzato in seguito ad un infortunio - é possibile che prenda in considerazione l' opportunità di assumere sostanze stimolanti.

Ma, tornando al discorso del ' doping ' nel ciclismo,da più parti é stato denunciato il fatto che per rendere più interessanti le corse ciclistiche e favorire una selezione e un distacco che un percorso breve e normale non potrebbe permettere, vengono programmati percorsi ardui; é appunto ad esasperazioni di questo genere che alcuni hanno fatto risalire le origini del ' doping ' nel ciclismo.

I corridori, impossibilitati ad affrontare e superare tali ingenti difficoltà, sono ricorsi alle sostanze chimiche, attingendo da esse una fonte di energia e di euforia.

Il fenomeno é di entità generale e coinvolge tutti i rami delle corse ciclistiche, a partire da una certa età del corridore - intorno ai 18 - 20 anni ed anche prima.

Dott.ssa Marina Gerin Birsa
Psicologa ad indirizzo clinico e di comunità - Psicologa dello Sport
E–Mail gerinbirsa@tiscalinet.it

Centro regionale di psicologia dello sport del Friuli


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