Ciclismo - Preparazione al Ciclismo

Il lato poetico ed artistico
Poesie, arte e quant'altro possa esprimere il piacere della bicicletta.

Poesie e brani tratti da racconti


La bicicletta
di Giovanni Pascoli

Mi parve d'udir nella siepe
la sveglia d'un querulo implume.
Un attimo... Intesi lo strepere
        cupo del fiume.

Mi parve di scorgere un mare
dorato di tremule messi.
Un battito... Vidi un filare
        di neri cipressi.

Mi parve di fendere il pianto
d'un lungo corteo di dolore.
Un palpito... M'erano accanto
        le nozze e l'amore.
        dlin... dlin...

Ancora echeggiavano i gridi
dell'innominabile folla;
che udivo stridire gli acrìdi
        su l'umida zolla.

Mi disse parole sue brevi
qualcuno che arava nel piano:
tu, quando risposi, tenevi
        la falce alla mano.

Io dissi un'alata parola,
fuggevole vergine, a te;
la intese una vecchia che sola
        parlava con sè.
        dlin... dlin...

Mia terra, mia labile strada,
sei tu che trascorri o son io?
Che importa? Ch'io venga o tu vada,
        non è un addio!

Ma bello è quest'impeto d'ala,
ma grata è l'ebbrezza del giorno.
Pur dolce è il riposo... Già cala
        la notte: io ritorno.

La piccola lampada brilla
per mezzo all'oscura città.
Più lenta la piccola squilla
        dà un palpito, e va...
        dlin... dlin...

di Giovanni Pascoli


Il piacere della bicicletta
di Alfredo Oriani

"Il piacere della bicicletta è quello stesso della libertà, forse meglio di una liberazione andarsene ovunque, ad ogni momento, arrestandosi alla prima velleità di un capriccio, senza preoccupazioni come per un cavallo, senza servitù come in treno.

La bicicletta siamo ancora noi , che vinciamo lo spazio e il tempo; stiamo in bilico e quindi nella indecisione di un giuoco colla tranquilla sicurezza di vincere; siamo soli senza nemmeno il contatto colla terra, che le nostre ruote sfiorano appena, quasi in balia del vento, contro il quale lottiamo come un uccello.

Non è il viaggio o la sua economia nel compierlo che ci soddisfa, ma la facoltà appunto di interromperlo e di mutarlo, quella poesia istintiva di una improvvisazione spensierata, mentre una forza orgogliosa ci gonfia il cuore di sentirci così liberi.

Domani la carrozzella automobile ci permetterà viaggi più rapidi e più lunghi, ma non saremo più né così liberi né così soli: la carrozzella non potrà identificarsi con noi come la bicicletta, non saranno le nostre gambe che muovono gli stantuffi, non sarà il nostro soffio che la spinge nelle salite.

Seduti come in un treno non ci tornerà più l’illusione di essere giovani, correndo coll’impeto stesso della giovinezza; non avremo trionfato del vento, non ci saremo ritemprati nella fatica al sol; ma la nuova macchina c’imporrà le preoccupazioni dei propri guasti non riparabili al momento, c’impedirà di sognare, perché non potremo più guidarla istintivamente, e ci darà il senso doloroso del limite, appunto perché separata da noi, sospinta da una forza che non può fondersi colla nostra"..

di Alfredo Oriani
Scritto in occasione di un suo viaggio in bicicletta nel 1918 tra l ‘Emilia e la Toscana.
tratto da IN BICI -"Il piacere della bicicletta" di Enrico Caracciolo"


La bicicletta, rondine d'argento
di Cesare Angelini

La bicicletta è indice di equilibrio, suscitando il miracolo di Certi fatti nascosti, di mani occulte che sorreggono: la parabola evangelica del camminare sulle acque; se hai fede, i tuoi piedi calmano l'onde e cammini; se cessa la fede, sommergi. 
La bicicletta è la trascrizione della energia in equilibrio, l’esaltazione dello slancio, l'immagine visibile del vento.  
Tendenzialmente vola; rade ma non tocca la terra.
Vola, cioè ascende.  Ha la gentilezza ardita di volersi appoggiare ai cuscini dell'aria, morbidi, soffici, diffidando del terreno.  Nuda come un ponte, rigida come un cerchio, tuttavia curva, si piega, ripete la linea dei levriere, elegantissima.  Ha la bellezza delle formule elementari, naturali e insieme geometriche.  
Si smaterializza, si scorpora, nasconde se stessa nella trasparenza della velocità e dello slancio.  Si può dire di lei quel che si dice del violino; ha raggiunto la sua perfezione per sempre; ha toccato il limite della semplicità. Definitiva nel brivido metallico della sua nudità balenante.  E ha il pudore del silenzio.  Lo rompe solo col suo trillo fresco, garrulo, primaverile, femminile, uccellesco.
E’ gaudiosa, conversativa, spiritosa.
Ogni giro di ruota è un discorso, teso su una sua  piccola imperfezione, la denuncia subito con uno strano stridìo che dà pena, come di colomba colpita, di allegria ferita. Ha una sua ortografia esatta. Nel segreto dei suoi congegni è d'una delicatezza squisita. La scorrevolezza dei suoi perni emula quella d'un orologio fabbricato nella più pura atmosfera della Alpi svizzere.  E’ la silenziosa compagna del viaggiatore: sollecita le sue puntualità, partecipa ai suoi pensieri ma non li turba.  Continua a correre da sé.  I suoi incidenti sono le spine, i chiodi, i sassi aguzzi: le amarezze della strada. .Anch’ella. ha i suoi momenti di stanchezza, d'accasciamento: le gomme a terra: e quella sua aria di creatura sconfitta, umiliata, dà la sensazione di partecipare a un umano destino.

di Cesare Angelini

da "Acquerelli, seconda edizione accresciuta, La Scuola Editrice, Brescia, 1950."


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